Il Giudice e l’affidamento del minore all’ente terriorialmente competente

L’articolo 5 bis “Legge sull’adozione”, disciplina quelli che sono i poteri del genitore collocatario dei minori, qualora questi siano affidati all’Ente.
L’affido all’Ente può essere dichiarato dal Giudice quando vi sia una situazione di pregiudizio per il minore, in quanto i genitori non riescono a ben coadiuvarsi nel loro esercizio delle funzioni genitoriali e non riescono ad accordarsi velocemente sulle questioni inerenti la vita del figlio (ad esempio decisioni inerenti la salute, l’iscrizione a scuola, le eventuali iscrizioni ad attività extra-scolastiche). In tali situazioni, tenuto sempre in considerazione il preminente interesse del minore, il Giudice può decidere di affidare il minore all’Ente territorialmente competente per far sì che tali decisioni possano essere prese, anche in assenza di un consenso congiunto dei genitori, dall’Ente affidatario, organo ritenuto in grado di operare tenendo in considerazione quelli che sono gli interessi del minore (Genitori assenti: il giudice valuta l’affido del minore ai nonni.)
Per facilitare la gestione del minore, il citato articolo 5 bis della legge sull’adozione prevede anche che il genitore collocatario, presso cui il minore si trova, vanti comunque di notevoli margini decisionali rispetto al genitore non collocatario.
L’affido all’Ente (Il pregiudizio del minore arrecato dal genitore: riflessi sulla responsabilità genitoriale.) non deve essere considerato come una misura pregiudizievole per il minore, ma come un’opportunità, una tutela e una maggiore garanzia del suo stesso benestare, quando lo stesso si trovi a vivere in contesti caratterizzati da una elevata conflittualità.

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